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Refettorio palladiano

Opere d’arte rimosse durante le rivolte politiche, restituite digitalmente attraverso le moderne tecnologie

Refettorio palladiano e Nozze di Cana

Nel 1562 i monaci benedettini dell’Abbazia di San Giorgio, a Venezia, commissionarono a Paolo Veronese un grande dipinto di circa 70 metri quadrati per riempire l’intera parete posteriore del Cenacolo progettato da Andrea Palladio completando l’antico refettorio in modo glorioso con un trompe-l’oeil. 

Il dipinto illustrava il celebre episodio biblico delle Nozze di Cana, il primo miracolo attribuito a Cristo, chiaramente un tema appropriato per abbellire la grande sala in cui i monaci e i loro ospiti cenavano. Il tema sacro risultava così incorniciato in una scenografia che si adattava incredibilmente allo spazio architettonico. 

Il capolavoro divenne così celebre che chiunque visitasse Venezia non poteva fare a meno di andare a San Giorgio per vederlo. Secondo Cosimo de’ Medici, il dipinto da solo era un motivo per visitare la città. Sovrani e principi di tutta Europa ne chiesero delle copie. Ciò generò un tale interesse che i frati, per non essere disturbati da tutte le richieste, decisero che a nessuno sarebbe stato concesso il permesso di riprodurre il dipinto.

Il continuo coro di lodi e meraviglie indusse anche Napoleone e i francesi – che avevano occupato Venezia – a sequestrare l’opera nel 1797 come riparazione di guerra. Tagliata in undici parti per il trasporto, la tela fu imballata – come risulta da un verbale firmato dai commissari di Napoleone – e spedita a Parigi l’11 settembre 1797. L’opera fu debitamente rimontata ed esposta al Louvre, dove si trova ancora oggi, l’8 novembre 1798. 

Pochi anni dopo che Le nozze di Cana era stato trasferito, il monastero fu chiuso e l’isola di San Giorgio divenne un deposito militare. Per circa 150 anni rimase in uno stato di profondo degrado e abbandono. 

Il refettorio palladiano, come le altre grandi architetture dell’isola sono stati riportati al loro antico splendore all’inizio degli anni ’50 da Vittorio Cini – un imprenditore ferrarese e uno dei protagonisti della storia dell’industria italiana dell’epoca, fondatore della Fondazione Giorgio Cini. Ma la spoglia parete posteriore del refettorio, un ostinato manufatto muto, tradiva la natura incompleta del restauro. Sebbene la parete un tempo occupata dalla grande tela fosse stata riempita da un Tintoretto, lo spazio mancava della “irriverente stravaganza illusionistica” (come commenta Puppi nel 1980), che Veronese aveva aggiunto alla severa architettura palladiana. 

Il fatto che il capolavoro non potesse essere restituito al luogo per cui era stato concepito era una ferita aperta e una fonte di dispiacere per Vittorio Cini, che si sforzò invano di far restituire l’opera. All’inizio del 2001, quando si stava progettando un nuovo restauro dei monumenti si discusse sulla possibilità di ricostruire la boiserie che un tempo adornava le pareti laterali del refettorio. L’idea fu abbandonata non solo per l’alto costo del lavoro, ma soprattutto perché, secondo molti, avrebbe messo ancora più in luce l’assenza del dipinto di Veronese. 

Nel marzo 2005 questi sentimenti hanno spinto la Fondazione a tentare di mettere in scena una sorta di ritorno virtuale delle Nozze di Cana, proiettando sul muro un’immagine ad alta definizione del dipinto, ma i risultati sono stati deludenti. Le grandi finestre dovevano essere oscurate per vedere l’immagine e questo impediva la comprensione del dialogo tra il dipinto e l’architettura. 

Entra così a far parte della travagliata storia del cenacolo palladiano Factum Arte a Madrid, uno studio specializzato nell’uso di tecnologie digitali per la riproduzione di opere d’arte. L’idea era di ricreare una riproduzione fisica della tela originale che fosse così accurata da essere indistinguibile dall’originale, una impresa incredibile viste le dimensioni. 

Molte persone hanno lavorato al progetto, che ha coinvolto l’uso di sofisticate tecnologie digitali e l’abilità artigianale di restauratori professionisti. Il facsimile è stato assemblato e collocato nel refettorio nell’agosto 2007. L’11 settembre 2007, esattamente 210 anni dopo la sua rimozione, la tela è stata “svelata” e l’opera d’arte complessiva costituita dall’architettura e dalla pittura è stata completamente ricostruita e ha potuto nuovamente essere ammirata dai veneziani e dal resto del mondo. 

Un facsimile accurato installato nel suo ambiente originale dà senso alla composizione del dipinto e ai riferimenti architettonici che condizionano il suo disegno. La collaborazione tra Palladio e Veronese portò a un ambiente che fu uno dei coronamenti del Rinascimento veneziano. 

La digitalità non è una rottura, né tanto meno una rivoluzione, piuttosto è una continuazione. La mediazione digitale è solo un’abilità e un’attività tra i molti tipi di mediazione che sono stati sviluppati nel tempo e che sono indispensabili oggi per conservare e comprendere un patrimonio culturale condiviso.

Ora hai l’opportunità di sperimentare il refettorio in 3D e vedere quanto sia forte l’impatto dato dall’assenza del dipinto. Se visiterai lo spazio all’Isola di San Giorgio, parte della Fondazione Cini, allora sarai in grado di utilizzare l’effetto in realtà aumentata e vedere il dipinto scomparire davanti ai tuoi occhi, dando uno sguardo allo spazio come era prima che il facsimile del dipinto fosse riportato nella sua sede originale.

Refettorio palladiano e Nozze di Cana

Due opere d’arte legate indissolubilmente tornano a vivere insieme grazie alla tecnologia digitale.

Data

XVI secolo – Rinascimento veneziano

Artisti

Andrea Palladio – refettorio benedettino
Paolo Veronese – dipinto Nozze di Cana

Dimensioni

666×990 cm

Luogo

Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

Realtà aumentata

Puoi provare l’effetto di questo quadro a casa tua, ti basta seguire le istruzioni:

  1. Assicurati di aver installato Instagram sul tuo telefono
  2. Apri la fotocamera o una un’app per scansionare il codice QR (se il codice QR non p un’opzione per te, usa il link)
  3. Abbina l’immagine che vedi sul tuo telefono con l’immagine del dipinto che trovi qui sotto per attivare la Realtà Aumentata
  4. Goditi l’esperienza e condividila