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La mostra Netcher

Durante la primavera del 2020 la pandemia di Covid-19 ha fermato il mondo, ma il mercato illecito di manufatti e opere d’arte ha continuato ad esistere. I trafficanti di beni culturali hanno anzi approfittato della diminuzione della sorveglianza nei siti archeologici e musei per dissotterrare manufatti e rubare impunemente.

Grazie alla Convenzione dell’UNESCO del 1970, che ha identificato le misure da adottare per prevenire l’importazione, l’esportazione e il trasferimento di proprietà illegali dei beni culturali, siamo riusciti a combattere, almeno in parte, questo mercato nero. Anche se si pensa che le opere restituite non superino il 5% del traffico totale, sono stati fatti molti sforzi e la situazione sta migliorando.

Secondo l’ONU, il commercio illecito di beni culturali muove 10 miliardi di dollari all’anno ed è una delle principali fonti di finanziamento delle organizzazioni criminali e terroristiche che privano i popoli della loro memoria, storia e identità e diventano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Questo mercato nero è oggi al terzo posto, in termini di volume, dopo la droga e le armi, e comprende, tra gli altri, i furti su commissione, i saccheggi in tempo di guerra, gli scavi illegali, la contraffazione e il riciclaggio e gli acquisti nei mercati delle pulci senza certificazione. È difficile da identificare e coinvolge persone e figure molto diverse: tombaroli, ricettatori, commercianti, intermediari, restauratori, trasportatori, esperti, curatori di musei e collezionisti.

Il progetto Horizon 2020 Netcher (NETwork and social platform for Cultural Heritage Enhancing and Rebuilding) è stato creato per sviluppare una rete di esperti coinvolti nella lotta al traffico illecito di beni culturali e per definire una mappa di buone pratiche per la protezione del patrimonio culturale.
Come conclusione di questo progetto, l’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia (Center for Cultural Heritage Technology) e Science Gallery Venice ha curato una mostra in AR (realtà aumentata) incentrata su quattro pezzi d’arte iconici come esempi di alcuni dei diversi tipi di saccheggio del patrimonio culturale: distruzione da crisi geopolitiche (l’Arco Severiano di Palmira in Siria, distrutto dall’ISIS nel 2015), la vasta rete del traffico illecito (vaso etrusco hydria del Pittore Micali, rubato e restituito nel 2014), il furto su commissione (il Ritratto di Signora di Klimt, rubato nel 1997), e la distribuzione del bottino di guerra (le Nozze di Cana di Paolo Veronese, portate a Parigi da Napoleone nel 1797).

La tecnologia avanzata non solo permette ai governi di individuare gli artefatti autentici da quelli falsi, ma fornisce anche nuova vita a beni che altrimenti non sarebbero visibili a tutti noi, essendo essi in musei remoti o addirittura avendo subito una distruzione massiccia. Grazie a strumenti e dispositivi di ricerca specifici e alla realtà digitale, virtuale e aumentata, oggi possiamo avere una comprensione più profonda di questi oggetti e dell’importanza di continuare a combattere il traffico illecito di beni culturali.

Clicca su una delle quattro opere nel menu in alto per iniziare la visita alla mostra virtuale. Puoi accedere direttamente agli oggetti web costruiti sul sito, ma per utilizzare gli effetti della realtà aumentata avrai bisogno di Instagram installato sul tuo dispositivo mobile.